Critica

Francesca Magro, disegno, 2010, particolare
Francesca Magro, disegno, 2010, particolare
Francesca Magro, disegno, 2010, particolare

Le diversità dentro di noi

di Roberto Travaglini

Le opere artistiche di una donna sensibilmente immersa nelle odierne vicissitudini del mondo traducono bene lo iato storico -oggi traboccante di angosce- tra la mente e il corpo, tra le abilità programmatiche della mente umana, i suoi artifici tecnologici e i fisiologici bisogni di esistenza; e Francesca Magro, matura pittrice bergamasca, con l'ironia critica di chi intercetta e ripensa le inquietudini della modernità traccia sulla carta, talvolta come appunti su taccuini –idee rapide che lasciano un segno-, impossibili, ma pensabili corpi frammentati, ricomposti e viventi per meccaniche, immaginifiche ibridazioni.
L'arditezza estetica evoca il peso della separatezza, della rottura e dell'allontanamento dal primigenio senso organico del tutto, e lo fa elegantemente con sensibili graffi, ripetuti, avvolgenti, sensuali, insistenti, profondamente catalizzanti l'intimo sguardo del dialogante. L'intero è spezzato e la diversità interiore è regnante. La scomposta anatomia dei corpi –pezzi di corpi assemblati- è tenuta insieme da elettroniche metafore neuro-immaginative, informatiche, cibernetiche. Il molteplice interiore si fa corpo, i cui pezzi si fanno modulari, intercambiali, riutilizzabili, uniti in modo pressochè casuale, forse caotico, disorganico, imprevedibile, analogico. L'originaria coesione è volontariamente perduta per ricreare forme organiche diverse, “di-vertenti”; ironiche quanto istrioniche, il cui impatto estetico perturbativo sproni al risveglio l'uomo della strada, appiattito dalla accidiosa quotidianità.
Rispetto alla rappresentazione pittorica classica della corporeità, quella frammentaria e dilemmatica della Magro ci conduce, con un'innegabile coscienza critica, all'inespresso desiderio dell'uomo odierno di ritrovare la complessità perduta, di ricomporre l'intimo senso di disintegrazione: qui la forte tensione corporea diviene la simbolica rappresentazione della molteplicità spezzata, nell'illusorio desiderio di ritrovare la perduta unità con gli artifici di sopraffini e razionali medicamenti tecnologici capaci di rimettere assieme i pezzi sparpagliati dell'essere.
Ma è anche la drammatica presa di coscienza da parte della contemporaneità della molteplicità umana e sociale, delle tante possibili identità individuali, della necessaria multiforme contestualizzazione dell'essere, che muta nei diversi contesti di adattamento, rispondendo a un'innata spinta (biologica e antropologica) di tipo adattativo.

Roma, 26 novembre 2011

Testo estratto dall'intervento al convegno Il valore delle diversità. La grafologia come strumento di individuazione e valorizzazione delle differenze, organizzato da AGIF - Associazione Italo-Francese di grafologia.

Segmenti, 2011, inchiostro su carta, cm. 30x23

Archetipo, 2011, inchiostro su carta, cm. 30x23

Venere, 2011, inchiostro su carta, cm. 30x23