Critica

Francesca Magro, "Donna seduta", 2012, particolare

Oltre Uomo

di Francesco Tadini

Francesca Magro disegna corpi che non designano corpi. De signum: ritrarre per via di segni la forma di un oggetto. I segni di Francesca Magro non ri-traggono. Quasi immemori di anatomia umana - quanto basta per entrare in un territorio caro a Giacometti – muovono alla caccia di un altro uomo biotecnologico. Di un eroe mutante. Convertono cartilagini in giunti cardanici. Tramutano sangue in fluidi lubrificanti. Trasformano placenta e liquidi amniotici in bagni chimici che generano protesi, con filamenti, lanuggini, e particolari prolungamenti che congiungono a invisibili laboratori, dove si programma il loro futuro innervandolo in sagome neoplastiche con scariche polverizzate di coloranti anionici.
Oppure: Francesca Magro non dirige i suoi graffi e turbini segnici verso la nascita del prossimo supereroe Marvel, ma assiste ad una Catastrofe/Creazione.
Allora la sua mano non può fare altro che prendere atto della Genesi di un nuovo mondo. Il mondo vecchio è finito –annientato- e il mondo nuovo sta prendendo forma. E come ogni forma nata alla fine di un'altra forma, la contiene.
Dev'essere così che si sono sentiti e hanno rivisto il mondo Henry Moore e Graham Sutherland quando -artisti di guerra- hanno avuto il compito di prendere atto della spaventosa follia distruttrice che annientava case, cose, uomini... E disegnare l'orrore, dovevano. E dare forma a qualcosa-ogni cosa- che stava cadendo a pezzi sotto le bombe. Dovevano -entrambi forzando lo stile raggiunto in precedenza- inseguire l'unica cosa più grande dell'arte: la morte. E in questo inseguimento restare abbagliati alla vista della luce prodotta dalle esplosioni e proiettarsi al tremito collettivo di folle oceaniche giù per le scale della metropolitana di Londra. Giù, giù all'inferno, o quasi, in una città irreale.
Henry Moore disegna Tube Shelter Perspective (1941) e da forma all'irrealtà. Una umanità senza corpo - proprio fantasmi sdraiati in fila, tratteggia Moore - abbandonata nell'oscurità del tunnel. Esseri umani trasparenti e derubati -dalla paura e dalla fame- dell'estensione del corpo. Non estasi. Sagome il cui chiarore contrasta l'oscurità di una galleria (della quale non si scorge la fine). Corpi che sembrano attraversati dalla luce. Corpi che non proiettano ombra, come l'imperatrice del libretto d'opera Die Frau ohne Schatten di Hugo von Hofmannsthal. Corpi incapaci di generare. Di farsi solamente umani.
Graham Sutherland, tramite il disegno delle rovine di guerra, assiste alla trasmutazione delle case in macerie. Il crollo delle strutture architettoniche - o l'equilibrio derivante da un crollo, quel precario equilibrio - formerà la sua nuova visione dello spazio metamorfico. Fino a includervisi, ritraendosi….
«Sutherland dipinge se stesso come elemento indifferenziato di quella vorticosa combinazione e dissoluzione delle forme, e nel medesimo tempo ne rende testimonianza» (Sanesi 1988).
Come questi artisti, Francesca Magro, oggi, avverte una benefica urgenza: quella di accorciare le distanze da una catastrofe in corso. Artista di guerra anche lei, dunque, costretta a disegnare. (Difficile appostarsi con tele, cavalletto, pennelli, tavolozza, colori a olio dove tutto crolla?).
E disegna corpi, Francesca, con il vigore e la velocità di chi non può perdere tempo in operazioni complementari. Va al dunque. Forse, in questa stagione, la sua mano è rapida e muove la linea allo stesso “galoppo” da vertigine di quei Moore o Sutherland dei primi anni Quaranta.
Francesca Magro è reporter della più accelerata trasformazione che il genere umano abbia vissuto. Il corpo non è più un corpo. Il presente elettrico/genetico/digitale promette la fine della fine.
Giancarlo Ricci accosta queste parole a un disegno che Francesca intitola Eccoli Adamo ed Eva (2009 in Il corpo e la carne 2010).

[...] Un tempo era perfetto.
Ora avanza in decidibile, in obliquo,
appena creato o forse non ancora increato.
Ma la grazia non manca.
Con questo affanno l'uomo e la donna entrano
nell'umano, nel mondo vertiginoso degli umani.
Con il corpo immondato dalla carne e
dai sessi che si confondono e
con un'anatomia non del tutto assimilata [...]

Non è certo questa la sede per raccogliere ad analisi i cocci dell'identità umana- o per sviscerarne le conseguenze estetiche. Ci limitiamo a osservare che la dissoluzione dell'identità individuale e la ricerca di un'identità globale planetaria (processo che non potrà probabilmente essere frenato neanche dalle guerre) ci sta trascinando in nuovi corpi, in nuovi pensieri, in nuove parole e a parlare -con immagini e segni - una variante della Neolingua (Ingsoc) prevista con la folgorante invenzione poetica di George Orwell.
Eccoci ad assistere a Prove Tecniche di mutazione. Il mio regno per un disegno di Francesca Magro.
Poiché l'essenza della tecnica non è nulla di tecnico, bisogna che la meditazione essenziale sulla tecnica e il confronto decisivo con essa avvenga in un ambito che da un lato è affine all'essenza della tecnica e, dall'altro, nè è tuttavia fondamentalmente distinto. Tale ambito è l'arte. S'intende solo quando la meditazione dell'artista, dal canto suo, non si chiude davanti alla costellazione della verità... (Martin Heidegger, La questione della tecnica [1953-1954], in Heidegger 1976).

Milano, ottobre 2012