Critica

Francesca Magro, "Proiezione", 2010, particolare

Il corpo o la carne? Il nudo o l'essere?

di Melina Scalise, 2010

Francesca Magro propone un lavoro artistico inedito e di grande attualità perché affronta il tema del corpo dalla sua manipolazione estetica a quella genetica.
L'arte in questo caso, si fa interprete di un nuovo modo di sentire il corpo che è il risultato di quanto la scienza, in questi anni, ha modificato il nostro modo di sentirlo e gestirlo. Oggi il corpo viene modificato attraverso interventi estetici, ne sono trapiantati organi e membra, può essere ricreato, progettato geneticamente e clonato. Ma questo è ancora un corpo?
È ancora il luogo di un'“anima”? Oppure è carne. I dibattiti sociali su questi temi sono sempre più diffusi, la Chiesa e la politica portano avanti scelte spesso contrastanti che sollevano questioni etiche importanti che influenzano le scelte di vita di ogni persona.
In questo scenario pochi artisti, come Francesca Magro, rappresentano in modo così intenso la nuova relazione che l'uomo contemporaneo ha instaurato con il corpo. L'artista ha cominciato il suo percorso con la rappresentazione del mondo cellulare usando pennello, matita e tecniche miste per racchiudere in teche e raccontare in immagini universi microcellulari oggi visibili grazie alle nuove tecnologie. Da questo universo invisibile ad occhio nudo, è poi passata alla rappresentazione della superficie: il corpo.
Oggi propone un modo singolare di rappresentazione della nudità e dell'essere umano.
Le caratteristiche del lavoro di Francesca Magro hanno spinto Spazio Tadini a dedicare all'artista questo volume di Pagine di Pittura e Scrittura in cui far emergere spunti e riflessioni sul rapporto mente e corpo nel nuovo Millennio attraverso l'arte.
Per farlo è stato coinvolto non solo uno storico dell'arte, Luca Pietro Nicoletti, che, per la sua giovane età, può leggere in un modo più attuale il percorso di Francesca Magro, ma anche un artista, Giancarlo Ossola, suo vecchio amico, e uno psicoanalista: Giancarlo Ricci.
È singolare, infatti, come in questo volume lo psicoanalista si addentri nel lavoro dell'artista. Egli passa da un'analisi della “biopolitica” del corpo a una lettura specifica di cinque opere di Francesca Magro, dove rinuncia a decifrare l'inconscio presente nell'immagine e si lascia stimolare visivamente dalle opere per far emergere il suo sentire ciò che lui definisce “pensare per immagini”.