Critica

Francesca Magro, "Verso", 1999

La luce del silenzio

di Piergiorgio Panelli

La visione pittorica di Francesca Magro crea un invito ad esplorare lo spazio della finzione nella stanza-palcoscenico della vita, dove l'artista costruisce un'immagine mentale in continua evoluzione.
Nella sua opera non esiste dentro e fuori, interno ed esterno, ma un grande desiderio di proporre un dialogo, ricercando disperatamente nella solitudine di figure mitologiche una metafora ispiratrice come nei lavori degli anni '80. I corpi un tempo ancora riconoscibili sono ora assorbiti totalmente dalla propria anima, compressi nella memoria dell'invisibile . Una luce quasi esplosiva raggiunge il cielo dell'opera Oltre il confine, le pareti della piramide vengono inghiottite dal profumo del passaggio luminoso che interrompe il perimetro scuro dell'ombra della notte. Fredda e tagliente si fa strada la rossa via del silenzio del tempo che delimita il confine che la nostra anima a forma di sfera non deve valicare. Ed è una luce del silenzio che illumina i nostri errori le nostre angosce che filtra nella costruzione nei lavori della seconda parte degli anni 90 ispirati all'esistenzialismo della lettura di Dino Buzzati, che scrive nel Deserto dei tartari, "... II tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un'occhiata indietro." Nell'opera Nutrimento del '94 il vortice del nulla si nutre della luce del quotidiano, sottolineando una caratteristica fondamentale nella pittura della Magro che è quella dell'assenza, che va oltre il corpo stesso e ricerca il vuoto per comprenderne il significato.
In un'epoca dove tutti vogliono sconfiggere il tempo e fermarne l'attimo dimenticando la morte, clonando la propria inutilità all'infinito, la ricerca filosofico visiva dell'artista va alla ricerca del mistero sconfinando nella inquietante ma vera musica del quotidiano dentro la risonanza di un linguaggio archetipale.
Questo lo possiamo ritrovare nelle opere, più recenti come in Composizione musicale del '98 nella quale la poesia della Magro circonda il nucleo della vita, proiettando forme gestì e pensieri nello spazio a volte sconosciuto della nostra anima, scegliendo nel gesto pittorico, una comunicazione che voli oltre la gabbia di stili o tendenze percorrendo un sentiero zen dentro la concettualità di una nuova pittura d'immagine contaminata da una visione globalizzata dell'universo mediatico.

Varallo Pombia, aprile 2000