Critica

Francesca Magro, "Figura con panneggio", 1984, particolare

Francesca Magro

di Giancarlo Ossola

Francesca Magro è fra i giovani che oggi affrontano con impegno il difficile cammino della pittura.
Difficile come sempre e ora reso più incerto da sottrazioni di certezze e confusioni di linguaggi. La situazione attuale pone davanti a due alternative di fondo: le mode estetiche che si succedono sulla scena ufficiale, e offrono, con un alibi culturale, l'illusione della novità, e, invece, un impegno di ardua elaborazione delle esperienze artistiche che formano la tradizione antica e moderna. Francesca Magro ha scelto questa seconda strada, e si dedica alle sue tematiche, esemplificate in questa prima mostra personale, da circa tre anni. Ha alle spalle una vicenda di studi, di preparazione, e un ciclo di sculture dal vero.
La scelta di operare per questa mostra testimonia l'ampio arco di tecniche adottate dall'artista: pittura (a olio e acrilica), disegni e pastelli, incisioni.
Se i soggetti preferiti sono la figura umana e l'ambiente, sinteticamente indicato, che le fa da sfondo, la poetica (per adottare un termine oggi un poco desueto) non è delle più agevoli: i soggetti sono posti in relazione con lo spazio in modo da configurare situazioni esistenziali e narrative di condizione umana, dove la ricerca è aperta a varie possibilità.
Francesca Magro si dedica con interesse allo studio dell'incisione. Qui l'assenza del colore e il procedimento mediato della stampa richiedono soluzioni definitive. Formalmente, l'immagine di risolve in una giustapposizione di elementi geometrici all'organico della figura. Due corpi entrano nella zona di luce di una stanza, esprimendo frontalità ma anche movimento. Oppure, al culmine di un triangolo allungato che attraversa obliquamente lo spazio, un gruppo di figure è precariamente equilibrato da un corpo dinamico staccato sulla destra.
Le scansioni di spazi più o meno abitabili, indicati talvolta come assonometrie (forse un'appendice degli studi accademici), ospitano i segni sensibili della presenza umana. In altri casi, l'indicazione dello spazio si riduce a un semplice orizzonte.
Nei disegni si apre un più libero e immediato ventaglio di possibilità, e si dispone di un tramite per la lettura dei più grandi dipinti su tela. Queste carte si possono separare in due gruppi. Nel primo, l'intervento del colore è supportato da segni a china, profili o descrizioni di figure che cercano la loro collocazione formale nel comporsi cromatico del fondo. Va detto subito che il colore di Francesca Magro è vivo, a timbri puri e squillanti.
Le campiture sono compatte, lasciando talvolta nella parte alta un rettangolo in trasparenza.
Nel secondo gruppo, anche le figure sono segnate a colori vivi, e la fusione con il fondo avviene con maggiore immediatezza visiva.
Questo processo verso il colore ha luogo anche nei quadri. In quelli meno recenti, sul fondo diviso a zone verticali e orizzontali, si stagliano corpi pittoricamente drappeggiati, con bianchi e mezzi toni che ne sottolineano lo stacco, quasi il ritaglio, sul fondo piatto.
La figura può essere recisa al limite del quadro, e la parte mancante (magari la testa) riapparire all'estremo opposto, come un'amputazione momentanea che ricorda uno schermo cinematografico non ben inquadrato.
Quanto la pittura si dispiega meno intenzionalmente, e segue con sensibilità la costruzione e l'intreccio delle forme, la convivenza di figura e fondo appare meglio risolta.
Figure e testo hanno una loro presenza, e l'indumento è pretesto a una libera e fresca pittura.
Nei quadri più recenti, l'ambiente (paesaggio, interno, sfondo marino) contiene figure sinteticamente colorate, costruite con il colore, che tendono a perdere ogni caratterizzazione somatica.
Qui un modello potrebbe essere offerto dai famosi “calciatori” di De Stael.
La lettura delle opere può avvalorare l'ipotesi di una ricerca aperta e in divenire, dove contenuti spontanei si accostano, come per prova, a parti più studiate e intenzionali, in una vicenda pittorica che mostra tensione verso un risultato più unitario, un mondo personale e maturo.
Se fra gli strumenti culturali a monte di questo primo lavoro possono indicarsi esperienze del fauvismo e del simbolismo, Matisse e un'espressionismo contenuto del colore, va detto che gli aggiornamenti operati sull'immagine, e cioè un raffreddamento e uno svuotamento “moderno”, una laconica e spontanea drammaticità, quasi un segno del tempo attuale, collocano la pittura di Francesca Magro fra le ricerche individuali che destano interesse e la viva curiosità di seguirne maturazioni e sviluppi.

Milano, 24 ottobre 1984