Critica

Francesca Magro, disegno, 2010, particolare

Gli “Ibridi” di Francesca Magro, umanoidi antichi e moderni

di Mauro Bianchini

Quello di Francesca Magro è un processo di mutazione concettuale e estetico, iniziato alcuni anni fa con opere raffiguranti forme geometriche non convenzionali contraddistinte da nette scelte cromatiche. Seguendo la sua ricerca, si comprende come quelle sagome si siano trasformate in fisionomie embrionali quali genesi di un percorso che suffragato da studi biologici e psicanalitici, ha condotto l'artista a lavori dove le fisionomie dei tratti umani fondavano la loro esistenza sull'indispensabile presenza di arti artificiali, con evidenti richiami alla cinematografia di Cronenberg e alle narrazioni di James Ballard. Le figure proto-umane di Francesca Magro sono calate in ambienti in cui forme geometriche colorate, libere da vincoli gravitazionali, formano essenziali architetture d'interni dove i confini sono al tempo stesso limiti spaziali e possibili soglie da varcare per dirigersi verso zone dove è concepibile assumere la condizione di “Ibridi”. Questi nuovi umanoidi sono stilisticamente pervasi da una sintesi estetica compresa fra la classicità ellenica e tratti di design d'avanguardia. Il loro stretto legame con le forme presenti in scena, le cui monocromie precorrono l'intera gamma tonale, determina le metamorfosi interiori degli “ibridi”, conducendoli verso evoluzioni sentimental-psicologiche.

Milano, gennaio 2011